TRA TERRA E CIELO

Ci sono delle giornate dove ogni cosa si incastona all’altra in maniera perfetta.
Sono queste le giornate destinate a rimanere a lungo nella memoria. Giornate che, con un pizzico di nostalgia, vorrai raccontare ai tuoi nipoti quando vorranno conoscere qualche storia del loro vecchio nonno.

Tutto inizia qualche giorno prima quando vengo rapito da una foto scattata dalla vetta di Cima della Prata. Bellissima, rimango immediatamente folgorato.

Spinto da un indomabile istinto di conoscenza inizio a documentarmi e, con la carta dei sentieri, cerco di farmi un’idea più precisa di cosa potrei fare.
Chiedo consiglio a qualche amico ma non riesco a raccogliere molte informazioni. Pochi hanno fatto quella cresta e, tra quei pochi, quasi tutti me la sconsigliano. La zona è poco battuta  perché  difficile da raggiungere. Ci sono tre vie di salita, tutte molto faticose ed impegnative.
D’istinto decido di salire dai Prati di Altino e da qui continuare dritto per dritto sullo spigolo nord di Cima della Prata. Raggiunta la vetta avrei proseguito in direzione sud fino alla sella del Banditello per poi riscendere dal lato adriatico. Scelta che, alla luce del poi, si rileverà assolutamente perfetta.

Il meteo prevede qualche giorno di tempo stabile. Lunedì due novembre sembra essere la giornata migliore.

Montemonaco 02/11/2015

Mi alzo di buon ora e, come annunciato, la giornata è perfetta. Temperatura fresca, cielo limpido e soleggiato, assenza totale di vento. Condizioni ideali per salire di quota nel mese di novembre.

Uscendo di casa mi è bastato incrociare lo sguardo espressivo del cane per capire chi sarebbe stato il mio compagno d’avventura.

Da Montemonaco inizia la facile salita su Altino. Sono 5/6 km su panoramica forestale, perfetti per  svegliarsi dal torpore mattutino

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Poco fuori dal paese la forestale si fa mulattiera che sale ripida fino ai pascoli sopra ad Altino. Salgo per mezz’ora all’interno di una bella faggeta tinta con i colori dell’autunno.

Fuori dal bosco uno stazzo sembra fatto apposta per una sosta

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Dopo lo stazzo proseguo pedalando per altri 100 metri di quota.

Inizia la lunga arrampicata dello spigolo nord di Cima della Prata. Salgo su prato dritto per dritto per quasi due interminabili ore. Il pendio è molto ripido e il sentiero spesso si confonde tra l’erba alta.
Salgo faticosamente, la pendenza aumenta e, nei punti più ripidi, scivolo più volte in ginocchio sotto il peso della bici.

spigolo nord di cima della prata

Ciro, con l’istinto del segugio, fiuta tutto quello che gli passa sotto il naso. Sale rapidamente, si allontana per poi pazientemente rimanere ad aspettare.

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Raggiunti i piani sotto la Cima il sentiero diventa per un breve tratto pedalabile. Con un ultimo sforzo raggiungo la vetta.

spigolo nord di cima della prata

spigolo nord di cima della prata

Dall’alto riesco a scoprire il fondo valle da cui sono partito.

Tutto mi appare perfetto. I prati ingialliti contrastano con blu intenso del cielo. A mezza costa una fascia di foschia rende l’atmosfera magica e unica.

Da Cima della Prata proseguo verso sud in un spettacolare saliscendi in bilico tra le due valli.
Chiunque sia pratico di montagna sa quanto sia forte il fascino di una cresta, potente espressione della natura e ultimo lembo di terra prima del cielo.

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da cima della prava verso il banditello

Tutto è avvolgente. Il tempo sembra che si sia fermato. E’ un’atmosfera magica, che ti rapisce e nello spesso tempo ti fa sentire intruso.

Le ruote scorrono silenziose sui quei morbidi prati. Rimango oltre un’ora attaccato a quella cresta alternando i due versanti

cima della prata

da cima della prata verso il banditello

Un alternarsi di emozioni miste a vertigini. Mi appoggio al manubrio in cerca di un appiglio sicuro, mentre lo sguardo si perde in lontananza. Di fronte a me c’è l’immenso il cui orizzonte si chiude tra millenarie cattedrali di roccia e profonde vallate

da cima della prata verso il banditello

Con un’ultimo sforzo raggiungo la vetta del Banditello

vetta del banditello

L’arrivo in vetta regala sempre grande soddisfazione. Da qui in avanti non c’è più niente da salire. La vetta è la giusta ricompensa a tutti gli sforzi compiuti per arrivare fino a qui.
Difficile non farsi catturare da quel senso di euforia, tipico di chi vive giorni intensi e senza tempo.
Rimango qualche minuto immobile a fissare quegli immensi spazi, cercando di far tesoro di tutto ciò che mi circonda.

Dalla vetta del Banditello il sentiero prosegue ripido fino ad una sella dove la mappa indica l’attacco del sentiero 132.

attacco con il sentiero 132

Tutto scorre alla perfezione mentre le nuvole iniziano ad avvolgere il fondo valle

sentiero 132

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Mi infilo in quella fitta coltre. C’è un muro di fronte a me, non vedo ciò che mi aspetta. Avvolto in un cielo quasi surreale, è ormai  il momento riprendere tutta la quota che fino a qui è stata faticosamente guadagnata.

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Mi lascio andare lungo il sentiero, provo gusto ad assecondare il tortuoso andamento lungo il fianco della montagna.

Fin dalle prime svolte il sentiero sembra fatto a posta per esaltare il piacere dei sensi. Un vortice di indiscusso piacere ed adrenalina mi accompagna curva dopo curva, in quell’interminabile serpentina che, a tratti scorrevole e a tratti più insidiosa, mi spinge giù nel fondo valle.

fonte del pastore

Ciro è sempre dietro di me. Ora sono io che aspetto lui. Provo grande gioia nel vederlo correre libero lungo quei prati. Si avvicina, aspetta una carezza e con il suo sguardo sornione mi mostra tutta la sua gratitudine.

 

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A fondo valle la pista si va a nascondere dentro il bosco che in questo periodo si mostra nella sua veste migliore. La natura ha compiuto il suo miracolo. Un mosaico di colori che difficilmente riesci ad immaginare fin quando non lo trovi di fronte a te.

Sentieri incantati si perdono nel bosco formando linee perfette lungo il fianco della montagna.

Scenari e colori si susseguono continuando a riscaldare un cuore che per tutto il giorno non ha smesso di emozionarsi

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A fondo valle decido di fare una sosta per godermi il tramonto in riva al lago di Gerosa. Divido con Ciro le ultime cose da mangiare rimaste nello zainetto.

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La luce rispecchia sull’acqua e riflette in mezzo al lago le forme che provengono dall’altra sponda.  La mia mente continua a proiettare il film della giornata appena trascorsa. La sensazione è un pò come quella di svegliarsi dopo aver fatto un bellissimo sogno: vorrei solo riaddormentarmi per continuare a sognare.

Foto e testi: Fabrizio Castelli

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1 Response

  1. ALESSIO scrive:

    FOTO….POSTI….TOP!

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