CIME TEMPESTOSE

LA VETTA DELL’ARGENTELLA – 

In pochi sanno quanto  è bella la montagna in autunno.
Lontano dagli eccessi dell’estate, la natura riprende i suoi spazi ed inizia il suo tramonto prima dell’arrivo dell’inverno. Ci sono i pascoli che imbruniscono tingendosi di toni dorati e malinconici. Ci sono gli alberi che ognuno si colora a modo suo. C’è il cielo, cosi limpido da far brillare tutte le cime, anche quelle più lontane. E poi c’è quell’immancabile nebbiolina che avvolge il fondo delle valli regalando, se vista dall’alto, la magica sensazione di volare sopra le nuvole.
Forse non è un caso se è in autunno che la montagna mi ha sempre regalato le emozioni più forti.

FORCA DI GUALDO (Parco Nazionale dei Monti Sibillini)
18/10/2014

Era da tempo che quella cresta aveva catturato la nostra attenzione. Esteticamente perfetta, sospesa tra le due valli, una lunghissima linea sottile che dalla vetta dell’Argentella scende fino a Pian Perduto compiendo un balzo di oltre 1000 metri di quota.

Per me ed Alessandro sembrava non essere destino: prima bisognava aspettare che si sciogliesse la neve dell’inverno, poi bisognava aspettare un finestra di tempo buono che consentisse di salire a quote elevate. L’estate è passata troppo velocemente. E’ già autunno.
Le previsioni annunciano una finestra di tempo stabile. Forse l’ultima prima dell’arrivo della neve.

A Forca di Gualdo la natura sta compiendo il suo piccolo miracolo. La nebbia della mattina invade tutte l’altopiano.
Siamo fortunati spettatori di questa magia che, con lo staccarsi del sole dall’ombra delle montagne, presto finirà.

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Iniziamo la lunga marcia di avvicinamento attraversando Pian Perduto.

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In circa un’ora di marcia raggiungiamo Capanna Ghezzi

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Lo stazzo è abbandonato. La transumanza è già avvenuta. I pastori hanno già spostato i greggi verso valle prima dell’arrivo dell’inverno. Rimangono poche cose: una fonte di acqua freschissima, qualche recinto vuoto e un piccolo paradiso tutto per noi

Da Capanna Ghezzi prendiamo quota. Il sentiero si alza duramente sul fianco dell’Argentella

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Gli orizzonti diventano sempre più ampi. Superba è la vista sulle Piane

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A Forca Viola l’altimetro segna quota 1950 sul livello del mare. Facciamo una piccola sosta prima di affrontare l’attacco finale alla vetta dell’Argentella.

Dalla forcella proseguiamo in un lungo traverso sul fianco della montagna. Il sentiero sale scoprendo solo una parte della montagna, lasciando quindi ancora parecchie incognite sulla vetta e sul versante nord che avevamo deciso di scendere

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Al casale Argentella la vetta è poco sopra di noi. Mancano ancora  200 metri di quota. Una distanza che in condizioni normali viene coperta in pochi minuti ma che, a queste altitudini, è un’altra montagna da scalare.
Il pendio si fa sempre più ripido. Si sale duramente concentrati a mettere un passo dopo l’altro

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Improvvisamente, oltrepassata una piccola sella, il pendio si fa più lieve. La vetta è ormai a vista, mancano pochi metri per poterla raggiungere.

L’arrivo in vetta regala sempre momenti di grande intensità emotiva. Da qui in avanti non c’è più niente da salire.
La vetta non è solo una ricompensa a tutti gli sforzi compiuti per arrivare fino a qui. La vetta è la realizzazione di un sogno, voluto e desiderato e che ora finalmente si sta realizzando.

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Dalla vetta ci spingiamo verso quello spigolo nord/ovest che rappresentava vero il motivo per cui ci eravamo saliti  fin qui

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Chiunque sia pratico di montagna sa quanto sia forte il fascino di una cresta, potente espressione della natura e ultimo lembo di terra prima del cielo.

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Sospesi sopra le nuvole ci caliamo verso valle. Emozione e stupore si mescolano ad ogni passaggio lungo quella difficile linea sottile che divide i due versanti della montagna

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Ad ogni passaggio una nuova prospettiva, un nuovo scenario, una nuova scoperta. E’ ormai chiaro che sulla terra esistono diversi paradisi dove ristorare la propria anima

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Il sentiero scende disegnando linee perfette

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Proseguiamo senza mai fermarci con lo sguardo che si perde tra millenarie sculture di roccia e profonde vallate

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A quota 2000 riprendiamo a salire. In circa mezz’ora raggiungiamo la sella nord di Palazzo Borghese.

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Proseguiamo in quota fino all’innesto con il sentiero che scende verso la fonte della Jumenta.

Fin dalle prime svolte, ci lasciamo andare assecondando il tortuoso andamento del sentiero che scende lungo il fianco della montagna. Un vortice di indiscusso piacere ed adrenalina ci accompagna curva dopo curva, in quell’interminabile serpentina che, a tratti scorrevole e a tratti più insidiosa, ci spinge verso il basso.

Proseguiamo verso Monte Prata valle inebriati da quel senso di euforia tipico di chi vive giorni intensi e senza tempo.
Forme e colori si susseguono continuando a illuminare occhi che dall’alba non hanno mai smesso di brillare.

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Per l’ultima volta, a Forca di Gualdo, la montagna si lascia ammirare in tutta la sua grandezza. Nuvole nere risalgono velocemente i pendii rimbalzando su di essi. Presto le cime ne saranno completamente avvolte. Sono nuvole pesanti che non lasciano presagire niente di buono.
L’autunno sta davvero prendendo la strada del tramonto. Ancora qualche giorno ci separa dall’alba di una nuova stagione.

Il fascino delle montagne è dato dal fatto che sono belle, grandi e pericolose.
(Reinold Messner)

 

MTbikers: 
Fabrizio Castelli
Alessandro Ciarrocchi

Foto e testi:
Fabrizio Castelli

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