GRANDE ANELLO DEI SIBILLINI

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Ricordo ancora ogni momento di quel giorno.
Era il 16 agosto 2016.
Spingevo le ruote negli ultimi chilometri di quello che sarebbe stato il mio terzo Grande Anello dei Sibillini  in un giorno.
Con le ultime forze mi ero lasciato alle spalle anche l’ultima salita, quella che di solito non finisce mai. Mi trovavo sul punto più alto. Con lo sguardo, cercavo l’orizzonte che nel frattempo iniziava a tingersi con le ultime luci del giorno.
Ricordi indelebili che, come un marchio a fuoco, rimangono impressi nella memoria ogniqualvolta si vive giorni intensi e senza tempo.

Nessuno poteva saperlo ma da li a qualche giorno qualcosa sarebbe accaduto.
Il terremoto stava tornando e avrebbe scaricato tutta la sua forza distruttrice. Villaggi distrutti, gente senza una casa su cui dormire. Luoghi che divennero chiusi ed inaccessibili. La natura si era ribellata riprendendo i suoi spazi.
Furono mesi molto difficili. Improvvisamente l’ordine delle cose era cambiato.

Per molto tempo ho preferito rimanere lontano da quelle montagne. Provavo angoscia e paura a vedere quelle cime che nonostante tutto continuavano a custodire una parte del mio cuore.
Le priorità erano cambiate nella vita di tutti e, solo dopo tanto tempo, sono riuscito a ritrovare la giusta serenità e il desiderio di ripartire da dove avevo lasciato.

FIASTRA, 14/08/2020
(Parco Nazionale dei Monti Sibillini)

Arrivo a Fiastra quando il paese non si è ancora svegliato. La piazza è vuota. Ci sono solo io impegnato nell’ultimo controllo delle cose che porterò con me.
Ho deciso di partire leggero. So già che questo permetterà di muovermi più velocemente quando c’è da salire ma so anche che mi rallenterà nelle lunghe discese.
A differenza delle altre volte sono molto rilassato. Non ho paura. Per dire la verità non ho neppure deciso su dove passerò. Valuterò al momento e questo mi rassicura molto. L’unica cosa certa è che non ripeterò le vie già percorse nei precedenti tentativi. Sarà una via nuova, probabilmente più lunga delle precedenti, ma nel complesso più facile rispetto alle altre.

La lampada frontale si accende qualche minuto prima delle sei. E’ ancora buio ma in lontananza, verso il mare, inizio a scorgere il primo chiarore del giorno

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Velocemente guadagno quota.
Un tiepido sole inizia a riscaldare dopo il fresco della notte. E’ una sensazione piacevole e rassicurante. Sento tutta l’energia del nuovo giorno, un buon auspicio per la giornata che sto per affrontare.

Il sole si è ormai staccato dall’orizzonte quando arrivo ai Piani del Ragnolo

Raggiungo il valico della Maddalena dopo circa 2 ore di marcia.
Sono a quota 1600 ed ho completato il primo grande dislivello della giornata.

La luce delle prime ore del giorno accarezza le cime e le tinge con toni caldi e suggestivi. Il silenzio è interrotto solo dal sibilo del vento che si incanala nella vallata. E’ un’atmosfera magica, che ti rapisce e allo stesso tempo ti fa sentire un intruso

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Scendo verso Passo Ventoso.
La pista prosegue in direzione sud-est spostandomi verso il versante Piceno

Inizia un lungo saliscendi che mi farà attraversare le valli dell’Ambro, del Tenna e dell’Aso.

Nonostante siano trascorse alcune ore dalla partenza, sono ancora all’inizio del viaggio. Sto attraversando un tratto molto faticoso e con  molto dislivello da superare. Procedo lentamente cercando di dosare al meglio le mie forze.

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Tra queste valli le credenze popolari sfidano il trascorrere del tempo e, ben salde, si annidano ancora nell’immaginario di chi vive in questi luoghi.
Le cime dei Monti Sibillini sono da sempre avvolte da un alone di mistero.
E’ nel corso del medioevo che nascono le prime grandi leggende, storie che porteranno questi monti ad essere luogo di pellegrinaggio di molti stregoni, maghi e di cavalieri erranti.
Storie che narrano di ammalianti profetesse e di giovani fatine dai piedi caprini. Storie che si tramandano da padre in figlio e che molto spesso si confondono tra il sacro e il profano.

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Sono ormai trascorse circa 6 ore di continua marcia.
A Montemonaco decido per una sosta

La ripartenza dopo la sosta è sempre molto sofferta. Occorre sempre un pò di tempo, e si fa molta fatica,  prima di riprendere la normale andatura.

Mi piace perdermi con la mente nel silenzio di queste stradine solitarie. Proseguo verso la mia metà in compagnia dei tanti pensieri e delle emozioni che, gli uni sugli altri, si susseguono in questo mio lungo viaggio.

Attraverso alcune frazioni dove sono ancora ben evidenti le profonde ferite inflitte dal terremoto. Tutto si è fermato a quattro anni fa. Provo un profondo senso di angoscia e incredulità ad attraversare questi luoghi. Non riesco a spiegarmi come una natura così bella possa essere stata così dura e violenta.

A Colle Galluccio inizia la lunga salita verso Forca di Presta. Più o meno sono alla metà del Grande Anello.
La strada tira costante fino a quota 1550. Ad ogni tornante riesco a scoprire sempre più lontano. Domino dall’alto la valle del Tronto. Il panorama è grandioso e spazia fino al Gran Sasso e i Monti della Laga

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Forca di Presta è sempre un piccolo traguardo da raggiungere. Lo è per chi dal fondo della valle tenta la sua scalata. Lo è oggi per me che vengo da molto lontano e ho già oltrepassato quattromila metri di dislivello per arrivare fin qui.
Mi fermo qualche minuto ad ammirare  il profilo delle montagne,  le profonde vallate e gli immensi spazi che mi separano da ogni cosa. Tutto diventa speciale e prezioso quando viene osservato dall’alto

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Mi calo nel Pian Grande che ancora una volta  mi accoglie con tutta la sua magia

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Il tempo sta rapidamente cambiando. Dal versante umbro si sta avvicinando il temporale20200814_173922

Il cielo è diventato sempre più cupo. Nell’aria si respira l’odore della pioggia. Il temporale è sopra di me. Le gocce sono sempre più grandi e fredde.
Ormai mi è impossibile risalire a Forca di Giuda per poi proseguire fino al Monte Cardosa. In queste condizioni è troppo pericoloso svalicare a quota 1800.
Cerco una via di fuga che mi permetta di uscire in sicurezza rimanendo a quote più basse. Sotto un violenta bufera d’acqua e grandine attraverso Pian Perduto.
A Forca di Gualdo sono di nuovo a quota 1500.

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Trovo una tettoia dove potermi riparare. Niente era più desiderato in quel momento.
Ormai freddo e acqua sono entrati dappertutto. Rimango fermo e tremolante in attesa del momento migliore per ripartire

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E’ ormai quasi notte quando lascio il fondo della valle.
Con la lampada frontale di nuovo accesa riprendo la strada per la montagna.
Da Ussita mancano ancora  700 metri di quota,  una distanza che in condizioni normali viene coperta senza troppe difficoltà ma che ora, dopo tante ore trascorse sulla sella, è come un’altra montagna da scalare.

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Non ci si abitua mai a viaggiare da soli nella notte.
C’è un piccolo fascio di luce oltre il quale si nasconde l’ignoto. Ci sono i suoni del bosco, che di notte è pieno di vita. Ci sono i cani dei pastori che si agitano nel vedere quella timida lucina spostarsi lungo i pendii della montagna. C’è poi  il freddo, la stanchezza, l’immancabile paura di andare dove non si riesce a vedere.
Allo stesso tempo pero’ ne sono attirato, sento di averne il bisogno. Vorresti non esserci ma allo stesso tempo senti di star bene proprio perchè ci sei

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Mancano venticinque chilometri alla fine di questa nuova grande avventura.
Ora sono all’ultima fatica, l’ultimo valico. La stanchezza, che fino a quel momento offuscava la mente, di colpo svanisce e lascia il posto ad una bellissima sensazione che riempie il cuore e scalda l’anima. Vorrei rallentare per godere più a lungo di questi straordinari momenti.
Anche questa volta, come nelle altre, le stelle mi hanno accompagnato sulla via del ritorno. Ancora una volta sono lì, al solito posto, che mi aspettano e continuano a farmi sognare.

Foto e testi: Fabrizio Castelli

 

“NON LE CIME, NON LE DIFFICOLTÀ, NON IL RECORD.
MI INTERESSA SOLO QUELLO CHE SUCCEDE ALL’UOMO QUANDO SI AVVICINA ALLA MONTAGNA”
.
Reinhold Messner

 

Il Grande Anello dei Sibillini è un percorso escursionistico originariamente concepito per il trekking e successivamente adattato per essere percorso in Mtb.

Esistono varie versioni piu’ o meno ufficiali.
La versione ufficiale del Parco è la più lunga e completa e abbraccia l’intero perimetro del Parco. Non presenta particolari difficoltà tecniche e pertanto è percorribile da tutti. La versione ufficiale ha una lunghezza di 180 km e oltre 5.000 metri di dislivello in salita.
Nel corso degli anni, alla versione ufficiale, si sono affiancate numerose altre varianti. Queste versioni sono tecnicamente più impegnative e richiedono una bagaglio tecnico adeguato.

L’itinerario puo’ essere completato in 3/5 giorni con tappe che possono essere liberamente scelte in base al personale livello di preparazione fisica.
Per una migliore fruizione, il Parco ha provveduto alla ristrutturazione di vari rifugi escursionistici dislocati lungo il tutto percorso.

Per saperne di più clicca qui

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